venerdì 26 aprile 2019

Manuela, il team e il dilemma del porcospino.

Gestire un team nel cambiamento.

Umbria, aprile 2019 – Sono a scrivere oggi, da qualche parte in Umbria vicino al Lago Trasimeno e dopo che un piccolo branco di cinghiali (composto da 4 adulti di cui due „bestioni“ in avanscoperta , e poi una dozzina di piccoli a seguire) ci ha attraversato la strada al rientro nella nostra struttura situata su un colle, in piena campagna. Anche qui, potente esempio di come anche un Team deve passare dal curare e prendersi cura di uno dell‘altro, perché se si è in squadra, si va’ nella stessa direzione, si vince!

Fuori dal tran tran quotidiano, e in fase riflessiva mi permetto di soffermarmi sulla partenza di una già collega e poi collaboratrice del team TRI: Manuela.
Ho conosciuto Manuela, quando faceva parte del Team 1 del TRIS, ed io entravo, nel 2013, a far parte del Team 2, due team distinti ma che poi svolgevano lo stesso lavoro di supporto a quelle centinaia di persone che, in una loro fase di transizione di carriera, cercavano „sostegno“ (ricordate la lettera „S“ di TRIS?) al loro ricollocamento nel mondo del lavoro. Poi ci siamo ritrovati in un unico team a portare avanti lo stesso progetto, per circa un anno, e poi nella sua nuova veste operativa a partire dal 2016 fino a quando mi sono ritrovato a gestire un team composto da 11 persone, tra cui Manuela.

Qui mi soffermo per ricordare il sorriso di Manuela, il suo stare nel team e per il team, a condividere i suoi stati d‘animo, ma anche una grande professionalità. Quando c‘era da „tirare il carretto“ (ricordo le fasi concitate di chiusura del bando nell‘aprile 2018) non si è tirata indietro a rimettere mani nella documentazione, nei piani lezione e supportarmi nel controllo generale prima di consegnare il tutto alla Direzione per l’imbastitura finale. Un crescere all‘interno di un team fatto anche di confronti „poco ortodossi“ o momenti di stress che generano tensione anche verso altri colleghi della nostra azienda, ma sempre nel rispetto dei ruoli, nel riconoscere i passi falsi e con un tornare al principio di una costruttiva relazione tra pari. Il suo sguardo attento verso i colleghi del team mi ha permesso anche di riprendere le misure e l’ascolto delle difficoltà del singolo quando mi sentivo e/o ero immerso nell’operatività e non trovavo spazio o il tempo per sentire gli stati d’animo all’interno del team. Sapere che c‘è chi può contribuire a „sentire la temperatura“ all‘interno di un gruppo lo ritengo valore importante per far crescere un team che divide una grande parte del proprio tempo sul posto di lavoro.
Qui mi giunge una seconda considerazione scaturita, dopo che ci si è ritrovati per una cena di saluto (sempre a Manuela), alla conclusione del primo trimestre di quest’anno che porta un po’ tutti a misurarsi in una nuova realtà di operatività congiunta in spazi a volte al limite della sopravvivenza tra „due“ team. Una cena, un momento conviviale in seno alla „mia“ squadra (due posti vuoti segnalano chi purtroppo per questo giro non ha potuto parteciparvi) che ha permesso dopo tre mesi di stemperare stati d‘animo, tensioni e di stare semplicemente insieme e ridere di cuore su episodi, aneddoti d‘aula e di gaffe fatte.

Ho osservato come in questo contesto, dopo tre mesi di lavoro a coppie nei corsi TRI alternandosi negli ADoC, chi si è aggiunto nel team proveniente da due altri progetti Labor si sia sentito accolto e parte della squadra: una sorta di team building „informale“ ma che ha permesso di amalgamare diverse persone. Un primo passo per unire!
Come in molte aziende, oggi si festeggia per un nuovo arrivo e poi si brinda per un’altra uscita. Una prassi che si ripete e che porta ogni volta a ri-misurare le convivenze e le relazioni nel suo interno, le tempeste che si generano alla ricerca di un nuovo equilibrio, scompensato da un’uscita.
Come persone, con diverse funzioni e ruoli, vedo poi applicato in pieno l‘effetto del „dilemma del porcospino di Schopenhauer“. Fino a che punto bisogna o si riesce ad avvicinarsi (lo spazio e le esigenze aziendali lo richiedono), per sentirsi a proprio agio e per garantire operatività, lo „stare insieme“ e seguire obiettivi di squadra o generali? Ragionando su questo concetto della prossimità limite, vi sarà sempre un‘autoregolazione delle distanze-vicinanze tra persone, alla continua ricerca di un equilibrio per gestire momenti comuni (progetti inter-team d‘area per esempio) e di sano distacco, perché ognuno deve raggiungere i propri obiettivi operativi e di progetto, proseguendo su quella rotta disegnata dalla Direzione e che ci vede tutti partecipi come unico equipaggio.

Paolo Vendola
Team Leader TRI

domenica 17 settembre 2017

TRISTibet 2017 - Un teambuilding per uno stile di conduzione e per conduzioni di stile.


Cronaca di una “scalata al Tibet ticinese” da parte del Team TRIS di Camorino. Un team building ben riuscito, con interessanti spunti di riflessione.

 

Camorino, agosto/settembre 2017 – Sono passate “solo” due settimane da quella giornata sapientemente organizzata dai collaboratori del Team TRIS di Labor Transfer che ha portato uno sparuto gruppo di persone a ritrovarsi insieme nel nucleo di Curzùtt per poi procedere all’attraversata del ponte Tibetano Carasc.
È partita un po’ in sordina, già prima dell’estate, l’idea di un momento di incontro “fuori sede” dove ritrovarsi e stare insieme come team (pensato come team building a tutti gli effetti), anche alla luce del cambiamento e l’inserimento di nuove risorse avvenute nell’interno stesso del team. A questo momento centrato sullo “stare insieme” è seguito poi una riunione efficace, una sorta di incubatore di idee e spunti di riflessione, anche in virtù dei grandi cambiamenti previsti per Labor e per chi opera nel nostro settore a partire già dal 2019.
Molte sono le emozioni e le riflessioni che sono scaturite da questa giornata e che danno un senso e il senso dello stare in un’azienda, del mestiere che svolgiamo al servizio delle persone. In prima battuta mi sembrava più semplice riportare una cronaca della giornata, ma riguardando alcune foto e rivivendo il momento “vissuto” mi par più sensato riportarlo sotto forma di episodi.

Episodio 1. Il sentiero e il senso dell’accompagnamento e supporto.

Per raggiungere il ponte tibetano partendo da Curzùtt le mappe e i relativi cartelli dei sentieri riportano una camminata “normale” di circa 40 minuti. Dopo una breve colazione all’Ostello, ci siamo incamminati con brio e allegramente come gruppo e tutti insieme: chi con bastoni da trekking, chi ha creato il proprio bastone ricavato da rami, insomma pronti e via!
Ma, già dopo il primo quarto d’ora e in seguito, si è visto prima il gruppo allungarsi e poi la testa del gruppo sparire tra boschi, rampe e salite e proseguire a ritmi diversi. Mi trovavo anch’io in prima battuta in cima, pian piano sempre più in coda (e già aspettavo gli ultimi…!) e poi, improvvisamente, a metà percorso ho sentito venire sempre meno le forze (diciamo che ero appena rientrato dalle vacanze e qualche aperitivo e relax di troppo hanno giocato la loro parte!) e mi sono ritrovato seduto su un tronco a riprendere fiato con mille pensieri per la testa. È stato qui che ho notato come un collaboratore (dalla verve un po’ da sindacalista per la precisione), era lì che aspettava, mi muovevo e ripartiva anche lui fin quando abbiamo ritrovato il gruppo e con mia grande meraviglia ho notato che anche altri collaboratori cercavano supporto e sostegno dai colleghi. Allora qui mi è venuto in mente di come anche nella nostra quotidianità lavorativa è importante poter contare sull’altro, sul collega: sia il chiedere supporto che ricevere supporto all’interno del team anche nel ruolo di team leader. Si può anche procedere a ritmi e modalità diverse ma lo sguardo verso l’altro, l’attenzione e il supporto diventano fondamentali per poter percorrere un sentiero nella stessa direzione. E poi, raggiunta quella meta comune, si può anche sorridere e rilassarsi sapendo di aver condiviso una “fatica comune” per raggiungere lo stesso obiettivo.

domenica 4 giugno 2017

Pour une reinsertion professionnelle à l’écoute de l’economie.

Lugano, 1 giugno 2017 – Si è tenuto a Lugano presso l’Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale (IUFFP), la conferenza annuale dell’Associazione Limen. Quest’anno come ospite particolare é stato invitato Alain Cuennet, direttore di uno dei centri Orif (www.orif.ch) che sono, nella Svizzera Romanda, uno dei punti di riferimento riguardo l’inserimento e/o il reinserimento nel mondo del lavoro di persone che beneficiano di misure AI (Assicurazione Invalidità).
Le strutture della Orif, sono presenti su tutto il territorio della Svizzera Romanda con 10 centri di formazione professionale, specializzata nell’ambito AI e copre 25 ambiti di formazione professionale, garantendo l’accesso a 65 titoli di formazione professionale di base (AFC, CFP). Questo successo, così come lo ha presentato Alain Cuennet, è dovuto anche al modello specifico d’intervento, attento da un lato ai bisogni dell’economia, dall’altro un sistema atto a garantire il reinserimento di giovani e adulti con problemi di salute. Questo perché Orif può contare su una rete di contatti diretti sul territorio con imprese sensibili al tema di reinserimento e che, di fatto, tramite un accompagnamento individualizzato, creano i presupposti per un collocamento stabile di persone con oggettive difficoltà. Quindi, in sostanza, un reinserimento professionale che passa attraverso le sensibilità territoriali delle aziende, ma anche con l’anticipare i bisogni del territorio diventando dei facilitatori in un’economia in rapido mutamento favorendo l’inclusione sociale.

giovedì 30 giugno 2016

Innovazione, quo vadis?


«Formazione continua innovativa o innovazione della formazione? La coesistenza di forme nuove e moderne di erogazione di percorsi formativi, vanno nella direzione di quanto già, con il Messaggio ERI 2017 – 2020, il Consiglio Federale ha richiesto con un fondo di quasi 26 miliardi di franchi per finanziare le misure federali di promozione della formazione professionale, delle scuole universitarie, della formazione continua, oltre alla ricerca e all’innovazione. È un’ulteriore conferma di quanto l’educazione, la ricerca e l’innovazione rivestono nella crescita economica e nello sviluppo sostenibile del Paese».


Innovazione vs dispositivi di legge.

Quando pensiamo alla formazione professionale e continua, il pensiero va subito verso quella molteplice e variegata realtà che va sotto il cappello della formazione lungo l’arco dell’intera vita (programmi LLL[1] in tutte le sue sfaccettature) da un lato e su quel panorama di formazione formale e non formale che, grazie all’approvazione del nuovo dispositivo di legge della LFCo[2], si va delineando su tutto il territorio federale. Già pensando a questo grande evento atteso da anni, vista come innovazione a tutti gli effetti, si pone il quesito di cosa sia effettivamente innovativo e di cosa in realtà è sostanzialmente disciplinato o si è voluto disciplinare con un disegno di legge. In fondo, da diversi anni ogni Cantone con proprie modalità ha attivato forme di interventi formativi sussidiati passandoli come “innovativi” sistemi di aggiornamento e/o di riqualifica professionale per persone in transizione di carriera, ma anche per quanti sentono l’esigenza di uscire da un profilo professionale oggi ritenuto fin troppo generalista e non specialistico rispettivamente al proprio settore professionale.



Ruolo delle nuove tecnologie didattiche.

Sempre più, oggi, si notano nei contesti educativi, l’attivazione di tecnologie ad uso didattico, dove si affianca alla didattica tradizionale una assistita dalla tecnologia informatica (blended learning), che va ad arricchire in molti casi la modalità di erogazione in un contesto formativo. Parlare di nuove tecnologie, spesso, è abusato in quanto si tratta comunque di un’evoluzione di supporti tecnici sempre più spinti (se pensiamo alla IoT – Internet of Things nella vita quotidiana o l’e-learning basata su sistemi LMS[3]), rispetto agli strumenti tradizionali che vanno dalla semplice lavagna luminosa a quella, per molti anni più evoluta e più utilizzata, del beamer (creazione di presentazioni multimediali) che ha permesso di variare l’erogazione della formazione in tutte le sue forme. In questo caso specifico, quindi, cambia la modalità di erogazione di una formazione, ma il contenuto rimette in gioco “le cose vecchie” vestite di nuovo o comunque rese più interessanti grazie all’interazione maggiore che è possibile ottenere con il discente, grazie ad una forma di didattica cooperativa e condivisa. Già durante la mia pratica professionale, ho constatato come anche le “nuove tecnologie” non migliorano l’erogazione dell’attività formativa, soprattutto se utilizzato in modo approssimativo: preparare una buona lezione con strumenti innovativi, spesso assorbe molte energie e tempo; entrambe, sovente, non sono fattori remunerati o messi a disposizione dall’organizzatore. Questo significa che la tecnologia rischia di essere un elemento di svantaggio piuttosto che a supporto se non contestualizzato o condiviso tra formatori e organismi dirigenti. In questo caso, quindi, si verifica una sorta di dicotomia tra i così detti “nativi digitali” (le nuove generazioni) e chi eroga formazione usando strumenti classici o poco propensi al cambiamento e all’orientamento verso le nuove tecnologie applicate nei contesti formativi. Si tratta ancora di formazione di percorsi tradizionali, ma con strumenti innovativi più vicini alle nuove generazioni (non necessariamente la facilità all’uso e la dimestichezza verso le TIC implica anche la piena consapevolezza degli aspetti correlati al tema della “reputazione digitale” che tocca anche aspetti etici e giuridici).



Verso nuove sfide formative?

Il sapere in tutte le sue declinazioni, costituisce un capitale fondamentale per un Paese che va a pari passo con il capitale umano su cui l’economia investe in tutte le sue forme tramite aziende, privati e pubblico che erogano percorsi formativi di ogni genere. Il Consiglio federale ha dedicato un preciso indirizzo politico al settore ERI[4] (educazione, ricerca e innovazione) che ha portato a formalizzare linee direttrici guida in concertazione con i Cantoni e con il mondo economico. Con queste premesse, le misure di promozione prevedono tre linee di sviluppo: educazione, ricerca e innovazione, promozione del sistema Paese (sostenibilità e competitività). Si evince, quindi, la necessità di garantire un’offerta formativa vasta e permeabile più vicina alle esigenze di un’economia con processi produttivi che cambiano velocemente e che ha bisogno sempre più di specializzazioni innovative con il supporto di forti competenze in materia di ricerca, sviluppo e innovazione. Questo a mio parere, significa che oggi vi sono sicuramente formazioni continue innovative che sono fortemente correlate ai nuovi processi produttivi ad alto impatto tecnologico (quindi la necessità di manodopera altamente qualificata e specializzata), ma si ri-ritrova pure la formazione “tradizionale” che acquisisce una veste innovativa grazie alle tecnologie digitali utilizzate, ma che riprendono vecchi mestieri e vecchi saperi: anzi alcuni sono addirittura “ri-scoperti” se pensiamo al settore artigianale diffuso e promosso grazie alle nuove tecnologie.





Paolo Vendola

Education Permanente «EP» 2016-2 SVEB-FSEA


[1] LLL (Lifelong Learning e tutti i relativi programmi di formazione continua proposti sia a livello svizzero sia a livello europeo).
[2] Legge Federale sulla Formazione Continua approvata il 20.06.2014 dal Parlamento; il 25.02.2016 il Consiglio federale ha approvato l’ordinanza sulla formazione continua, con entrata in vigore insieme alla LFCo il 1° gennaio 2017. Uno dei principi cardini è la responsabilità: la legge stabilisce che ogni persona è responsabile della propria formazione continua.
[3] Learning Management System: sono intese tutte quelle piattaforme digitali che permettono l'erogazione dei corsi in modalità e-learning (formazione a distanza) e sta alla base della distribuzione di tutti i corsi on-line. Queste piattaforme spesso sono correlate con gli LCMS (learning content management system) preposti a gestire, invece, i contenuti.

[4]  Vedi messaggio del SEFRI (Segreteria di Stato per formazione, la ricerca e l’innovazione) sul tema del Promovimento 2017-2020.

Link e riferimenti bibliografici/sitografici:

domenica 15 maggio 2016

Pratiche di validazione e consulenza per lo sviluppo professionale: attualità e prospettive.

Bellinzona, maggio 2016 – Si è tenuto, lo scorso 2 maggio, presso lo IUFFP (Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale) di Lugano, la conferenza sullo stato attuale delle pratiche di validazione nel Cantone e in Svizzera. La relatrice, Deli Salini (Presidente Associazione LIMEN, Ricercatrice e docente presso l’EHB IFFP IUFFP, sede di Lugano) ha presentato una panoramica generale e successivamente i risultati di due ricerche recenti.
Con la prima ricerca ha presentato una panoramica delle pratiche attuali di validazione degli apprendimenti esperienziali in Svizzera e il loro collegamento con altri progetti riguardanti la qualificazione degli adulti. Nella seconda ricerca, invece, ha presentato una nuova forma di consulenza in evoluzione professionale, proposta recentemente in Francia e che è stata oggetto di uno studio e di una pubblicazione.
La presentazione delle due ricerche, al pubblico presente in sala, è stata interessante e stimolante in quanto propositivo e volto a crare un primo dibattito riguardo agli scenari possibili per accompagnare la valorizzazione dell’esperienza delle persone adulte lungo tutto l’arco della vita.

martedì 22 dicembre 2015

La gestione del cambiamento.






Cronaca di alcuni avvenimenti realmente accaduti.
Vicende liberamente ispirate da "Il nostro iceberg si sta sciogliendo" di John Kotter.

 

Camorino, dicembre 2015 - Eccoci giunti alla fatidica plenaria tra quel del Polo Artico di Camoriceland dove la colonia di pinguini, scende nella "Piazza ghiaccio" e si prepara ad ascoltare, in uno strano clima di gelo singolare, con attenzione le comunicazioni del capo clan Nick. In questo giorno di sole splendente e con le prime indicazioni di un freddo inverno alle porte, il capo clan Nick comunica il suo abbandono della posizione di comando per fare spazio. Una piccola lacrima cristallina appare sul suo volto e subito ghiaccia formando un eterno secondo di un pensiero che non vuole abbandonare Nick. La colonia resta con il fiato sospeso attendendo il boato che tale notizia sta per creare: "Vi lascio per creare uno spazio..., uno spazio che può essere occupato da chi viene dopo di me, da chi può condurvi verso altre mete, verso altri iceberg, verso altre luoghi e altri percorsi senza dimenticarci da dove veniamo e chi siamo". Un lungo secondo di silenzio colpisce la colonia, già buio in volto e disperato inizia in un pianto senza fine una Pingu coach, subito assistita e consolata da un'altra Pingu coach: bello vedere una grande spontaneità nel supportarsi a vicenda. Già altri Pinguini della comunità sono lì con gli occhi arrossati dalla triste notizia sia tra il gruppo dei Pingu Staff che tra quelli dei reparti produttivi. Nella mente di ognuno, ma soprattutto di chi si è trovato tra il clan dei fondatori e presenti nella colonia da lungo tempo, si rincorrono momenti epici e storici di quest'avventura che dura da due decadi. Pingu Pol, uno tra gli ultimi arrivati ma che già vanta tre stagioni di pesca nel Clan, è lì che osserva incuriosito ma con apprensione, come diversi Pinguini roteano la testa, guardano verso il basso e poi verso l'alto, scuotono il capo nel ricordare, ognuno nel proprio vissuto quanto trascorso in tanti anni. Qualcuno accenna ad un sorriso: forse, ricordando quanto fatto e fatti vissuti insieme con Nick e Frank. E già, c'è anche la partenza di Pingu Frank che si affaccia in piazza. Ecco di nuovo Pingu Nick e Frank a giocherellare come sempre esponendosi al sole per pavoneggiare al meglio il loro manto e il capo privo di piume: elemento di orgoglio e distintivo di tutti i capi del Clan dei pinguini laborini di Camoriceland. Ma prima del commiato, la parola è data anche al vecchio saggio, Pingu Floriano, che aggrappandosi alla logica della sistemica, ricorda a tutta la colonia come si è parte di un grande disegno dove ognuno svolge la propria parte, ognuno è parte importante della colonia, dal pinguino esploratore a chi gestisce la logistica. Una prima indicazione su cosa ci si aspetta nella prossima stagione dall'intera colonia, è raccontata dal membro direttivo il Pingu Sig che, dondolando e roteando le sue ali su nuovi strumenti tecnici, spiega a grandi linee cosa sta succedendo al nostro iceberg, conferma che si sta sciogliendo e che è necessario trovare nuove soluzioni, nuove strade. Un po' controcorrente rispetto a quanto asserivano i pinguini "No-No" e "Si, ma" che non si arrendevano all'evidenza dello scioglimento del proprio iceberg e non vedevano il cambiamento di buon auspicio partendo dalle considerazioni che il mercato del pesce a cui sono abituati, in fondo, è sempre lo stesso.

giovedì 17 luglio 2014

youLabor: presente per il futuro.



Da Chiasso un progetto di reinserimento lavorativo con l’ausilio delle nuove tecnologie.
youLabor: presente per il futuro.
Questa la sfida lanciata dalla Fondazione durante la conferenza stampa a sostegno di persone in transizione di carriera.

Chiasso, 17 luglio 2014 – Tutto inizia con la presentazione da parte di Alessandro, uno dei partecipanti all’inserimento professionale organizzato dalla fondazione youLabor, che apre la conferenza stampa presentando chi ha dato vita a quest’avvenimento e allo stesso progetto.
La parola è data a Giorgio Comi, Presidente del Consiglio di Fondazione, che evidenzia l’importanza del lavoro svolto dai partecipanti ringraziando la fondazione Drosos di Zurigo che ha creduto nel progetto sponsorizzando l’iniziativa con un importante contributo finanziario per sperimentare una nuova storia formativa/lavorativa che nasce ed ha radici nel passato. Un breve excursus fa capire meglio qual è la storia e la sfida raccolta dalla youLabor vista in chiave moderna. Difatti, tutto nasce dalla fondazione del polo siderurgico della Monteforno nel 1946 a Bodio; della sua crisi nel 1994 che ha portato alla costituzione dell’Associazione Transfer Monteforno (ATM) con un progetto di misure attive, in concertazione con lo stesso Ufficio cantonale del Lavoro a sostegno di centinaia di persone che, alla chiusura dell’acciaieria di Bodio, si sono ritrovate in una vera transizione e riqualifica professionale. Il tutto si è realizzato con un approccio e una modalità orientata all’auto imprenditorialità da parte dei formatori/coach interessati. Un modello che, a distanza di decenni, ha fatto scuola. La stessa associazione ATM si è poi trasformata nel 1999, da un punto di vista giuridico, in Labor Transfer per favorire interventi formativi anche presso le aziende locali; non solo, quindi, percorsi a sostegno di persone in disoccupazione. Un progetto che voleva andare oltre con forme innovative di formazione. Ed ecco una nuova sfida formativa e d’inserimento lavorativo nata nei giorni nostri; un progetto presentato alla fondazione zurighese Drosos interessata a un’azione di apprendimento esperienziale in un contesto di formazione e lavoro dove al centro dell’attenzione vi è sempre il benessere della persona all’interno della società in cui viviamo.
L’intervento di Francesco Puglioli, direttore di youLabor, illustra agli ospiti il “che cosa” si svolge tra le mura di questa struttura in via Dante Alighieri, già ex-fabbrica in passato e centro esposizioni di recente.  Sostanzialmente si è passati, dal secondario, a un settore completamente nuovo: quello dei servizi ai servizi. Oggi, sempre più si parla di terziario avanzato o anche del quaternario per ben distinguere quanto è prodotto dal lavoro intellettuale applicato ai servizi delle aziende.

L'ex-fabbrica vestita di nuovo. Giuseppe Colaci,  uno degli
utenti vestito " a festa" per la grande occasione della
conferenza stampa. (Paolo Vendola)
Una fabbrica del lavoro innovativo. Si può pensare che si è di fronte ad una nuova rivoluzione industriale, spiega Puglioli, con le potenzialità che offrono oggi le nuove tecnologie. Allora vien da chiedersi di cos’hanno bisogno oggi le aziende, quali le loro aspettative di fronte a clienti che utilizzano le piattaforme di comunicazione e non più il classico e semplice depliant dei prodotti. Oggi, è importante l’uso permeabile delle nuove tecnologie perché quello che risulta attuale e nuovo adesso, è già vecchio domani. Ecco allora che nasce questo tipo di percorso che scaturisce da un’esperienza maturata all’interno della Labor Transfer, trasferita alla youLabor e che opera in due direzioni. Da un lato prettamente formativo, dall’altro aiutare le imprese a comunicare meglio. Ciò permette alle aziende di guadagnare di più e pagare i futuri collaboratori, gli stessi che oggi in youLabor migliorano la comunicazione aziendale e l’efficacia sul mercato. Il sogno è stato quello di creare, a Chiasso, una sorta di polo innovativo. Inserimento lavorativo e formazione con persone che arrivano in un qualsiasi momento e che si assume “vera” responsabilità verso i clienti.  Quest’approccio, già presente in Labor Transfer, è la giusta miscela di accompagnamento formativo e della comunicazione aziendale, trasferita alla youLabor come catalizzatore per questo progetto. Ed ecco perché l’intervento della fondazione Drosos di Zurigo. È stato un lungo lavoro durato tre anni di preparazione ed è doveroso ringraziare le persone che vi partecipano che va dai partecipanti ai collaboratori. “Abbiamo persone con sogni e ambizioni” così conclude il suo intervento, il Direttore di youLabor dando la parola a Tobias Lengsfeld della Drosos.