venerdì 6 ottobre 2023
ATED Innovation Day - il giorno del riscatto tecnologico
giovedì 24 novembre 2022
DIGITAL NIGHT – I talenti che rivoluzionano il mondo digitale
Resort Collina d’Oro - 24 novembre 2022. Si è tenuta, ieri sera, un interessante incontro divulgativo e scientifico, organizzata da ATED ICT Ticino e Formati Academy, con Fabio Viola, quarantaduenne laureato in archeologia e che da anni esercita la professione di “Metaverse e videogame designer” nonché curatore di mostre museali digitali. E altro ancora… in poche parole un talento nell’era digitale.
Serata magistralmente condotta da Luca Mauriello, vice Presidente di Ated, ha subito impostato un dialogo con Fabio Viola partendo da un word cloud da cui sono emerse delle parole chiave sul tema del digitale e sulle implicazioni che esso esercita nel nostro vivere quotidiano.
Emerge da subito il tema della gamification in tutte le sue sfaccettature. È vero che il termine rappresenta la radice del gioco ma non solo pensato in senso ludico. In un secolo dove i giovani vogliono “fare le cose” ci si impegna anche passando dal gioco, inteso come una modalità e disciplina orizzontale per progettare l’esperienza. È un approccio che coinvolge le persone perché se faccio qualcosa, allora imparo. Come ha ben rappresentato il pedagogista Edgar Dale nel cono dell’apprendimento. Fabio ci porta svariati esempi di questa metodologia, dove, per esempio, persino gli operai della Fiat passano da giochi strutturati in ambito digitale per apprendere metodologie di lavoro innovative. Per questo motivo, a suo avviso, la scuola oggi ha ancora un approccio ed un modello novecentesco.
Non ama essere definito un “professore universitario” ed ha passato metà della sua vita giocando e l’altra metà facendo giocare gli altri. Tocca il tema della passione come motore trainante anche in ambito lavorativo e ci spiega come il gioco, oppure una formazione giocata, può incentivare i giovani ad esprimere la propria creatività nel mondo reale. Interessante spunto sulle ricerche mondiali sul gioco pensato come medicina e ci spiega che esiste già il “farmaco digitale” o le così dette terapie digitali. Il gioco, in sintesi è un bisogno sia per i giovani che gli adulti. Le statistiche, in tal senso, lo evidenziano in modo chiaro, soprattutto quelle legate all’incremento del gioco digitale tra gli anziani. Scaturisce una riflessione interessante dove il dialogo tra generazioni passa attraverso il gioco. Creare un gioco, passando dallo storytelling, ha permesso a Fabio di progettare percorsi museali in Italia, usando il video gioco come storia da raccontare e riversarla sui visitatori come esperienza immersiva. Stesso principio quando si vuole far conoscere le città ad un turista passando dal gioco, così come è già stato realizzato in diverse città.
La serata si è conclusa in un clima cordiale, con molte domande aperte ed interessanti spunti d riflessione. Toccati molti aspetti concreti come le città del futuro e come si esprime oggi la formazione a tutti i livelli con un approccio sempre più mediato dalla tecnologia.
Di Fabio, indubbiamente un talento, mi ha colpito molto su come è riuscito nella sua vita ad abbinare l’elemento dell’archeologia passione per il mondo antico, con la tecnologia passione per l’innovazione e la tecnica. Entrambi i termini legati dal “lògos” cioè dal discorso o studio e perché no, dalla passione per il gioco.
Paolo Vendola
martedì 31 dicembre 2019
“Buon vento e mare calmo!”
"Quando la professione ti porta ad altre mete..."
Camorino, dicembre 2019 – Mi ritrovo, oggi a fine del 2019, a scrivere un mio pensiero da condividere in questo “nostro spazio social” dopo gli ultimi giorni “in corsa” di lavoro alla Labor prima delle vacanze natalizie. Ora, prendendomi il tempo giusto, quello del riposo e della riflessione, ho rivisto e riletto ogni vostro pensiero a partire da quelli del “mio team TRI”, degli altri team (e che dire del videomessaggio!) fino verso l’alto della Direzione. Non nascondo che mi sono lasciato prendere dall’emozione e dalla commozione e “con un occhio che piange e l’altro che ride” ho visto passare questi quasi sette anni di vita e di lavoro alla Labor Transfer.
Sono giunto alla Labor “in punta di piedi” (così mi diceva il mio TL nel maggio del 2013), che è sempre stato quel mio modo di agire, di ascoltare, capire e apprendere prima ancora di portare il mio punto di vista, le mie riflessioni e contenuti sia professionali che personali.
È stato per me, confrontato con un altro tipo di esperienza che mi ha provato duramente, un ripartire e un risalire capendo da subito dello spessore e della professionalità cui potevo contare nella quotidianità. Quel confronto professionale e umano che ci fa crescere reciprocamente in questo settore assai delicato di “sostegno” alle persone in transizione di carriera. Solo per questo dovrei già ringraziare molti di voi!
Certo, ci sono stati anche confronti critici, momenti di delusione, di qualche “boccone amaro” ma ogni volta, se penso agli ultimi tre anni di conduzione del Team TRI, mi è bastato incrociare i vostri volti, ascoltare i vostri bisogni e sapere di poter sempre contare “sulla squadra” in primis e sull’ascolto della Direzione. Ho sempre pensato che, quando si guida un gruppo, ogni tanto bisogna fermarsi, fare un passo indietro se necessario e aspettare che tutti ti raggiungano. Quel far sentire tutti partecipi con le proprie forze e con le proprie risorse.
Se penso da un punto di vista di “Chronos”, sono stati anni che mi hanno fatto vivere il cambiamento (interno ed esterno), di molti colleghi/e che hanno lasciato e di altri che sono arrivati, di progetti e di necessità di “pensare all’innovazione” nel settore formativo per essere sempre con quel passo avanti, di anticipare il mercato del lavoro e le esigenze dei committenti.
Sono stati anni di scommesse di contenuti, di passione nell’erogare formazione e di momenti conviviali trascorsi insieme. Momenti informali che ci hanno permesso di trascorre del tempo insieme e poter ridere di cuore su episodi, aneddoti d’aula e di gaffe fatte. Un tempo giusto che è di spessore, di opportunità di relazionarsi e di consolidare l’appartenenza ad un team e ad un’azienda. Quel tempo, appunto, del “Kairòs”.
Ed è proprio quel tempo che oggi mi porta a cogliere un’opportunità e un cambiamento che non è preso a cuor leggero, soprattutto perché lascio sapendo di aver svolto fino in fondo il mio compito con rispetto e professionalità con altri professionisti, perché in fondo siamo “persone normali che fanno cose speciali”.

Salpo dal porto sicuro della Labor e, parafrasando Seneca sul suo “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”, mi ritrovo invece a scrutare l’orizzonte per navigare verso altre mete nel “mondo formativo” con spirito pieno di curiosità per cogliere altre sfide.
In questo viaggio, sono sicuro che le nostre rotte si incroceranno e, come qualcuno di voi ha scritto, certamente nel “Kairòs” che è quel tempo fatto di spessore e di valore.
Con questo mio pensiero, ringrazio ognuno di voi e come dicono i marinai “buon vento e mare calmo” per continuare questo nostro viaggio professionale e personale.
Grazie colleghe/i del Team TRI, grazie Labor, arrivederci!
Paolo Vendola
Team Leader TRI – Labor Transfer, Camorino
venerdì 26 aprile 2019
Manuela, il team e il dilemma del porcospino.
Gestire un team nel cambiamento.
Umbria, aprile 2019 – Sono a scrivere oggi, da qualche parte in Umbria vicino al Lago Trasimeno e dopo che un piccolo branco di cinghiali (composto da 4 adulti di cui due „bestioni“ in avanscoperta , e poi una dozzina di piccoli a seguire) ci ha attraversato la strada al rientro nella nostra struttura situata su un colle, in piena campagna. Anche qui, potente esempio di come anche un Team deve passare dal curare e prendersi cura di uno dell‘altro, perché se si è in squadra, si va’ nella stessa direzione, si vince!
Fuori dal tran tran quotidiano, e in fase riflessiva mi permetto di soffermarmi sulla partenza di una già collega e poi collaboratrice del team TRI: Manuela.
Ho conosciuto Manuela, quando faceva parte del Team 1 del TRIS, ed io entravo, nel 2013, a far parte del Team 2, due team distinti ma che poi svolgevano lo stesso lavoro di supporto a quelle centinaia di persone che, in una loro fase di transizione di carriera, cercavano „sostegno“ (ricordate la lettera „S“ di TRIS?) al loro ricollocamento nel mondo del lavoro. Poi ci siamo ritrovati in un unico team a portare avanti lo stesso progetto, per circa un anno, e poi nella sua nuova veste operativa a partire dal 2016 fino a quando mi sono ritrovato a gestire un team composto da 11 persone, tra cui Manuela.
Qui mi soffermo per ricordare il sorriso di Manuela, il suo stare nel team e per il team, a condividere i suoi stati d‘animo, ma anche una grande professionalità. Quando c‘era da „tirare il carretto“ (ricordo le fasi concitate di chiusura del bando nell‘aprile 2018) non si è tirata indietro a rimettere mani nella documentazione, nei piani lezione e supportarmi nel controllo generale prima di consegnare il tutto alla Direzione per l’imbastitura finale. Un crescere all‘interno di un team fatto anche di confronti „poco ortodossi“ o momenti di stress che generano tensione anche verso altri colleghi della nostra azienda, ma sempre nel rispetto dei ruoli, nel riconoscere i passi falsi e con un tornare al principio di una costruttiva relazione tra pari. Il suo sguardo attento verso i colleghi del team mi ha permesso anche di riprendere le misure e l’ascolto delle difficoltà del singolo quando mi sentivo e/o ero immerso nell’operatività e non trovavo spazio o il tempo per sentire gli stati d’animo all’interno del team. Sapere che c‘è chi può contribuire a „sentire la temperatura“ all‘interno di un gruppo lo ritengo valore importante per far crescere un team che divide una grande parte del proprio tempo sul posto di lavoro.
Qui mi giunge una seconda considerazione scaturita, dopo che ci si è ritrovati per una cena di saluto (sempre a Manuela), alla conclusione del primo trimestre di quest’anno che porta un po’ tutti a misurarsi in una nuova realtà di operatività congiunta in spazi a volte al limite della sopravvivenza tra „due“ team. Una cena, un momento conviviale in seno alla „mia“ squadra (due posti vuoti segnalano chi purtroppo per questo giro non ha potuto parteciparvi) che ha permesso dopo tre mesi di stemperare stati d‘animo, tensioni e di stare semplicemente insieme e ridere di cuore su episodi, aneddoti d‘aula e di gaffe fatte.
Ho osservato come in questo contesto, dopo tre mesi di lavoro a coppie nei corsi TRI alternandosi negli ADoC, chi si è aggiunto nel team proveniente da due altri progetti Labor si sia sentito accolto e parte della squadra: una sorta di team building „informale“ ma che ha permesso di amalgamare diverse persone. Un primo passo per unire!
Come in molte aziende, oggi si festeggia per un nuovo arrivo e poi si brinda per un’altra uscita. Una prassi che si ripete e che porta ogni volta a ri-misurare le convivenze e le relazioni nel suo interno, le tempeste che si generano alla ricerca di un nuovo equilibrio, scompensato da un’uscita.
Come persone, con diverse funzioni e ruoli, vedo poi applicato in pieno l‘effetto del „dilemma del porcospino di Schopenhauer“. Fino a che punto bisogna o si riesce ad avvicinarsi (lo spazio e le esigenze aziendali lo richiedono), per sentirsi a proprio agio e per garantire operatività, lo „stare insieme“ e seguire obiettivi di squadra o generali? Ragionando su questo concetto della prossimità limite, vi sarà sempre un‘autoregolazione delle distanze-vicinanze tra persone, alla continua ricerca di un equilibrio per gestire momenti comuni (progetti inter-team d‘area per esempio) e di sano distacco, perché ognuno deve raggiungere i propri obiettivi operativi e di progetto, proseguendo su quella rotta disegnata dalla Direzione e che ci vede tutti partecipi come unico equipaggio.
Paolo Vendola
Team Leader TRI
domenica 17 settembre 2017
TRISTibet 2017 - Un teambuilding per uno stile di conduzione e per conduzioni di stile.
Cronaca di una “scalata al Tibet ticinese” da parte del Team TRIS di Camorino. Un team building ben riuscito, con interessanti spunti di riflessione.
È partita un po’ in sordina, già prima dell’estate, l’idea di un momento di incontro “fuori sede” dove ritrovarsi e stare insieme come team (pensato come team building a tutti gli effetti), anche alla luce del cambiamento e l’inserimento di nuove risorse avvenute nell’interno stesso del team. A questo momento centrato sullo “stare insieme” è seguito poi una riunione efficace, una sorta di incubatore di idee e spunti di riflessione, anche in virtù dei grandi cambiamenti previsti per Labor e per chi opera nel nostro settore a partire già dal 2019.
Molte sono le emozioni e le riflessioni che sono scaturite da questa giornata e che danno un senso e il senso dello stare in un’azienda, del mestiere che svolgiamo al servizio delle persone. In prima battuta mi sembrava più semplice riportare una cronaca della giornata, ma riguardando alcune foto e rivivendo il momento “vissuto” mi par più sensato riportarlo sotto forma di episodi.
Episodio 1. Il sentiero e il senso dell’accompagnamento e supporto.
Ma, già dopo il primo quarto d’ora e in seguito, si è visto prima il gruppo allungarsi e poi la testa del gruppo sparire tra boschi, rampe e salite e proseguire a ritmi diversi. Mi trovavo anch’io in prima battuta in cima, pian piano sempre più in coda (e già aspettavo gli ultimi…!) e poi, improvvisamente, a metà percorso ho sentito venire sempre meno le forze (diciamo che ero appena rientrato dalle vacanze e qualche aperitivo e relax di troppo hanno giocato la loro parte!) e mi sono ritrovato seduto su un tronco a riprendere fiato con mille pensieri per la testa. È stato qui che ho notato come un collaboratore (dalla verve un po’ da sindacalista per la precisione), era lì che aspettava, mi muovevo e ripartiva anche lui fin quando abbiamo ritrovato il gruppo e con mia grande meraviglia ho notato che anche altri collaboratori cercavano supporto e sostegno dai colleghi. Allora qui mi è venuto in mente di come anche nella nostra quotidianità lavorativa è importante poter contare sull’altro, sul collega: sia il chiedere supporto che ricevere supporto all’interno del team anche nel ruolo di team leader. Si può anche procedere a ritmi e modalità diverse ma lo sguardo verso l’altro, l’attenzione e il supporto diventano fondamentali per poter percorrere un sentiero nella stessa direzione. E poi, raggiunta quella meta comune, si può anche sorridere e rilassarsi sapendo di aver condiviso una “fatica comune” per raggiungere lo stesso obiettivo.







